La campagna cerealicola si sta concludendo con rese soddisfacenti, ma i prezzi del grano duro continuano però a penalizzare le aziende agricole marchigiane. Le coltivazioni cerealicole, che nelle Marche sono maggiormente diffuse nelle provincie di Ancona e Macerata, non sono sufficienti a garantire un margine economico positivo per le aziende agricole marchigiane. Il prezzo del frumento duro, infatti, coltura di cui le Marche produce circa 4 milioni di quintali all’anno, continua a mantenersi su livelli eccessivamente bassi.
Le aspettative riposte dagli agricoltori nella CUN (Commissione Unica Nazionale) si sono purtroppo rivelate infondate, sostiene Confcooperative in una nota. “Si è infatti erroneamente ritenuto che questo strumento potesse determinare il prezzo di una commodity mondiale. A generare tale convinzione hanno contribuito una comunicazione non sempre corretta e false aspettative alimentate da chi forse non aveva ben compreso le finalità della CUN”.
“Confcooperative Agroalimentare e Pesca Marche promuove da sempre modelli di commercializzazione aggregata attraverso il sistema cooperativo, favorendo le Organizzazioni di Produttori inserite in filiere strutturate capaci di integrare la produzione primaria con la trasformazione e commercializzazione” – afferma il presidente Francesco Torriani – “Questi strumenti rappresentano un modello efficace per valorizzare il prodotto attraverso i processi di trasformazione e commercializzazione. Un approccio che consente di generare maggiore valore aggiunto e di assicurarne una più equa distribuzione tra tutti gli operatori della filiera. In questo modo si cerca di rafforzare la competitività delle imprese agricole, offrendo una prospettiva più sostenibile per il comparto cerealicolo marchigiano.”
“È evidente che siamo entrati in una fase di forti cambiamenti che impattano negativamente sul settore agricolo – continua il presidente Torriani – La gestione dei seminativi, a partire dalla coltivazione del grano duro, non è più economicamente sostenibile se non saranno introdotte importanti novità”.
In particolare, le richieste di Confcooperative Agroalimentare e pesca Marche si focalizzano sui seguenti temi:
Va fortemente incentivata l’aggregazione dell’offerta e disincentivata la cerealicoltura all’ammasso: va accresciuto il potere contrattale della parte agricola. Questa è una precondizione imprescindibile per affrontare il mercato.
Un’aggregazione che non può essere solo “quantitativa”, ma anche “qualitativa” ovvero deve essere capace di qualificare le produzioni, investire in innovazione, ricerca e consulenza specialistica: va favorita la crescita professionale delle imprese in un’ottica integrata di filiera
Vanno incentivati i partenariati tra la parte agricola, la parte industriale e commerciale in quanto il valore aggiunto non è sulla materia prima, ma sul prodotto finito e occorre fare in modo, con dei contratti di filiera “seri”, di migliorare la distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera: è evidente che i contributi pubblici non sono più sufficienti a rendere economicamente sostenibile la coltivazione del grano, occorre che anche il mercato faccia la sua parte.
Infine, occorre rivedere drasticamente la politica agricola sui seminativi: i contributi a superfici se non integrati nell’ambito di una forte spinta verso le Organizzazioni di prodotto e una nuova strategia per la gestione del rischio, capace di far fronte sia ai danni provocati dai dai cambiamenti climatici che dalle crisi causate dalla volatilità dei mercati, manifestano tutta la loro inadeguatezza: nel dibattito per la PAC post 2027 dobbiamo enfatizzare con determinazione queste priorità”.
“Come Confcooperative Agroalimentare siamo impegnati a costruire alleanze con le altre realtà del settore, per rendere la nostra azione politica più efficace. Al riguardo non possiamo che esprimere un giudizio di assoluto apprezzamento nei confronti Confagricoltura Marche che su questi temi ha assunto posizioni simili. Siamo sempre disponibili al dialogo e alla collaborazione con tutte le organizzazioni che condividono e sostengono il modello cooperativo. Insieme possiamo rappresentare con maggiore forza le esigenze degli agricoltori nei confronti della politica regionale, nazionale e comunitaria.”
Infine, Francesco Torriani esprime un giudizio positivo per il nuovo pacchetto di interventi presentato dalla Regione Marche, che mette a disposizione oltre 200 milioni di euro per sostenere l’agricoltura del futuro: “Si tratta di un’opportunità strategica che potrà contribuire in maniera determinante al rilancio e alla competitività dell’intero sistema agricolo marchigiano, accompagnando le imprese nei percorsi di innovazione, sostenibilità e crescita.”