Uno
spaccato sul mondo del vino nel periodo post Covid. Moncaro, la più
grande cantina marchigiana per numero di soci e in ordine di
fatturato, con circa 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno
analizza le prospettive del mondo enologico italiano. Importante per
i mercati esteri il biologico. Moncaro compie quest’anno quaranta
anni dall’inizio della produzione bio e oggi conta ben 300 ettari di
vigneto che rappresenta circa il 50% di tutta la produzione
vitivinicola bio delle Marche.
“Siamo
di fronte a un cambio nel mix di vendita – spiega Doriano Marchetti (nella Foto con l’enologo Giuliano D’Ignazi) –
con una crescita dei volumi, e un ricavo medio per litro in
flessione, dovuto al fatto che la scelta dei consumatori si rivolge
verso vini su fasce di prezzo più basse. Con la riapertura post
lockdown, abbiamo notato segnali di ripresa, anche nella
ristorazione, anche se molte attività non riprenderanno a causa
della netta riduzione dei posti disponibili a causa del
distanziamento sociale. La stessa situazione investe anche l’estero,
dove pensiamo ci vorranno almeno due anni per ritornare ai livelli
pre-covid, anche perché è stata brusca la frenata degli eventi
legati al lavoro e alla rappresentanza”.
Crescono
a doppia cifra le vendite online, anche se questo canale rappresenta
in Italia pur sempre una nicchia che rappresenta appena il 2% nelle
vendite totali di vino. I consumi nel settore Ho.Re.Ca.
sono diminuiti con punte dell’80%, un dato negativo bilanciato dal
recupero delle vendite nel canale della Grande Distribuzione
Organizzata.
Intanto,
anche nel periodo del lockdown Moncaro ha continuato a riscuotere
successi qualitativi con l’assegnazione di numerosi premi
internazionali come le medaglie d’oro, argento e bronzo al Sommelier
Wine Awards nel Regno Unito.
L’azienda
è stata tra le prime realtà produttive a stipulare un’apposita
assicurazione per i lavoratori contro il Covid e ad attivare la
modalità smart-working, evitando rallentamenti di
sorta nella gestione quotidiana del lavoro aziendale.
Export
in evoluzione.
In
Cina, diversamente che in altri paesi, il controllo sociale è alto e
dopo il blocco totale delle vendite, ora il mercato si sta
riprendendo, ma con molta lentezza. Pranzi e cene aziendali, in Cina,
come in Giappone, e le relazioni sociali limitate hanno frenato i
consumi.
Era
il 27 gennaio, quando il Presidente di Moncaro è rientrato dalla
Cina dalla provincia del Fujian, una delle province meno colpite dal
Covid. Da qui Marchetti ha vissuto l’inizio del lockdown, con gli
ultimi due giorni della visita istituzionale riservati a incontri di
affari con un massimo di tre persone, e con un isolamento
autonomamente deciso al ritorno in Italia, quando in molti ancora
sottovalutavano la pandemia.
“Nella
fase iniziale il rapporto con i nostri partner cinesi è stato
particolarmente positivo e disinteressato – commenta Doriano
Marchetti – tant’è che abbiamo ricevuto dalla Cina uno stock
consistente di mascherine, quando c’era maggior bisogno e le abbiamo
anche distribuite sul territorio alle Rsa della Provincia”.
Ora
lo scenario economico del mondo vino è ancora da valutare. Potrebbe
riprendere un consumo normale, ma in questo momento c’è uno
spostamento del consumo dal canale fuori casa al consumo in casa. In
particolare, il cambio dello stile dei consumi si è riflesso anche
nei nuovi formati, con la riscoperta dei grandi formati e in
particolare anche del “bag in box”, un packaging su cui
Moncaro aveva già puntato da tempo, specie nell’export. Il vino,
dunque, sembra tornare a una formula di consumo legata al
“quotidiano”.
“Il
futuro del mercato sarà influenzato dal reddito disponibile delle
famiglie – continua Marchetti – Tagliando le spese superflue e
aumentando la propensione al risparmio bisognerà vedere cosa
torneranno a comprare. In generale, il canale della grande
distribuzione sia in Italia che in Europa è quello che ha risentito
meno della contrazione dei consumi. Anzi, qui si registrano trend in
crescita. Specie nei Paesi del nord Europa dove Moncaro ha già
sperimentato aumenti delle vendite anche nel periodo del lockdown”.
Ora
un ruolo importante spetta alla possibilità di degustazione
direttamente in cantina. Un modo per rinsaldare il rapporto con il
territorio in sicurezza. Il centro degustazione nella sede di
Montecarotto, dove c’è anche la rinomata bottaia, in questo
momento riesce a offrire ampi spazi a questo scopo. Le visite alla
cantina, la possibilità di degustare la cucina del territorio,
magari per un aperitivo in sicurezza e all’aria aperta sono una delle
chiavi che stanno riportando i turisti sul territorio. Investimenti,
quelli nel percorso dell’ospitalità, che stanno dando i propri
frutti.

