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Il caro gasolio mette a rischio la pesca nelle Marche. L’allarme di Confcooperative pesca.

Il grido d’allarme degli armatori addetti alla pesca nelle Marche a seguito delle guerre e delle tensioni internazionali riguarda principalmente il caro gasolio. Prima della guerra in Iran, il gasolio per moto pescherecci era venduto a 0,66 centesimi mentre già nella seconda settimana di aprile il prezzo era salito a 1,14 euro e si prevedono ancora forti aumenti. Questo vuol dire che la guerra ha raddoppiato il prezzo del gasolio, che incide in maniera essenziale sulle società di armamento della pesca.

Giuseppe Micucci di Confcooperative Pesca

“Per la nostra attività è un costo altissimo e il guadagno non riesce a sopperire a questo costo” – dichiara Giuseppe Micucci, responsabile del settore pesca di Confcooperative agrolimentare e pesca Marche. – “I prezzi di vendita del pesce sono sostanzialmente immutati da anni quindi questo porta una grave crisi delle imprese di pesca, solo attenuata dal recente decreto ministeriale che dà un credito di imposta del 20%. Come si può capire, però, il gasolio va pagato subito e il credito imposta potrà essere ammortizzato fra diversi mesi, quindi la liquidità delle imprese è fortemente segnata. Se la guerra continua, e l’ipotesi di un accordo di pace sembra già in bilico, e se lo stretto di Hormuz continuerà a essere chiuso, il rischio reale è che le imbarcazioni dovranno fermarsi, perché non riescono a sostenere un costo così alto del gasolio. Va considerato che imbarcazioni da pesca spendono decine di migliaia di euro al mese, per cui la situazione è particolarmente grave”.

 

 

 

I dati della pesca nelle Marche. 

Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio Regionale della pesca marittima e dell’economia ittica a cura dell’A.M.A.P. – AGENZIA PER L’INNOVAZIONE NEL SETTORE AGROALIMENTARE E DELLA PESCA, la pesca marchigiana continua a rappresentare un pilastro economico e culturale della costa adriatica, ma i dati più recenti raccontano un settore in trasformazione, segnato da contraddizioni e nuove sfide.

Nel 2023 la flotta regionale conta 694 imbarcazioni attive, con una forte presenza della piccola pesca artigianale, che rappresenta quasi la metà del totale. Tuttavia, dietro questi numeri si nasconde una realtà più complessa: circa il 18% delle unità risulta di fatto inattivo o poco operativo, segnale di una progressiva contrazione del comparto.

Anche il tessuto imprenditoriale mostra segnali di fragilità. Le 571 imprese attive tra pesca e acquacoltura impiegano oltre 1.400 addetti, ma il settore soffre la mancanza di ricambio generazionale e una riduzione della forza lavoro.

Il dato più critico riguarda però il mercato. Se da un lato la produzione ittica è aumentata nel 2023, superando le 4.200 tonnellate, dall’altro il valore economico ha registrato un calo significativo. In altre parole, si pesca di più ma si guadagna meno. Una dinamica che mette sotto pressione l’intera filiera, dai pescatori ai mercati ittici.

A pesare sono diversi fattori: la concorrenza dei prodotti importati, l’andamento dei prezzi e le difficoltà nella valorizzazione del pescato locale.

Nel frattempo, crescono le preoccupazioni ambientali. Il caso del mosciolo selvatico di Portonovo, colpito da un drastico calo negli ultimi anni, evidenzia l’impatto dei cambiamenti climatici e degli eventi estremi sugli ecosistemi marini.

Il futuro del settore passa quindi da una sfida complessa: coniugare sostenibilità, innovazione e competitività economica, restituendo valore a una delle risorse più identitarie delle Marche.