Gli animali allevati o le specie vegetali che si coltivavano sono minacciati di erosione genetica, oppure rischiano l’inquinamento genetico ad opera dell’introduzione di nuove cultivar.
Il progresso non si ferma. Serve comunque una legge che riconosca il sapere, la cultura, la tradizione e il valore che queste specie hanno per il territorio. Ecco dunque la necessità di tutela.
Per sensibilizzare la popolazione, il Paese istituisce l’elenco dei custodi della biodiversità.
Una sorta di alleanza in cui gli agricoltori e gli allevatori scelgono di mantenere e riprodurre le varietà che non si usano più ma che rappresentano la tradizione; il sapere di un territorio.
Non hanno valore economico, coltivandoli non ci si arricchisce di certo.
Dicevamo che la Legge nazionale cha l’obiettivo di proteggere e valorizzare la biodiversità agraria, la Legge 194/2015, uniforma gli interventi delle Regioni e istituisce l’elenco delle specie animali e vegetali di interesse agricolo e alimentare da tutelare, perché hanno almeno 50 anni e sono a rischio di estinzione.
Abbiamo conosciuto i 150 contadini e allevatori custodi delle Marche a Villa La Quiete a Treia (MC), dove il vulcanico sindaco Franco Capponi ha salvato non solo la villa e il parco ma ha anche realizzato, con la consulenza di Isabella, il “Pomario”, ricompreso nel progetto “Parchi e Giardini” del PNRR, finanziato con 3 milioni di euro, che ha l’obiettivo di raccogliere e conservare la biodiversità agraria. Lo scorso novembre si sono ritrovati i custodi delle Marche ed è stato inaugurato il giardino-orto che raccoglie un ricco panorama di specie non più diffusamente coltivate ma naturalmente ricchissime di sapori e nutrienti.
Non a caso è coinvolta anche Isabella Dalla Regione l’agronoma che in Umbria, in un posto arido e impervio in comune di Città di Castello, insieme al padre, che ora non c’ è più, ha avviato la messa a dimora di tantissime varietà di frutta, mele in particolare, anche specie ormai rarissime. Proprio per evitare la perdita di prezioso germoplasma, circa 50 anni fa padre e figlia si sono messi di piglio per evitarne l’estinzione. Così menti illuminate e lungimiranti hanno tentato di salvare e raccogliere il germoplasma.
In tutta Italia gli agricoltori e gli allevatori custodi costituiscono una rete di passioni, ma anche di frustrazione perché hanno scelto di coltivare e allevare specie non certo redditizie. Per saperne di più c’è https://portalecustodibiodiversita.it/ , da cui sono state tratte anche le immagini di questo articolo.
Abbiamo incontrato la squadra che si occupa di biodiversità agraria delle Marche, l’Amap – Agenzia per l’innovazione, che si occupa di servizi per l’agroalimentare e la pesca. Il Gruppo Biodiversità agraria della Regione Marche è capitanato dall’agronoma Ambra Micheletti; ne fanno parte Leonardo Marconi, Marco Muzi, Alessandro Neri, Paola Staffolani, che costituiscono un tesoro di saperi e competenze genetiche, ambientali e del territorio.
Ambra Micheletti ha passione e competenza. I custodi l’adorano, sebbene non abbiano nessun vantaggio a svolgere il ruolo di sentinelle del germoplasma.
Sembra che le cose siano ovvie, scontate, eppure sono in gioco risorse, personale e biodiversità.
L’ultimo rapporto ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ente pubblico di ricerca) indica “che nonostante alcune iniziative di conservazione, i progressi compiuti verso una protezione efficace della biodiversità italiana risultano ancora insufficienti. Tra i principali fattori di minaccia si confermano la frammentazione degli habitat, i cambiamenti di uso del suolo e la progressiva perdita delle pratiche tradizionali di gestione del territorio”.
La biodiversità non è scontata.
Luana Spernanzoni