Dal vino ai cereali, fino alla coltivazione del nocciolo: la cooperativa Montesanto di Potenza Picena mostra come la diversificazione del reddito agricolo e la cooperazione possano aiutare le aziende ad affrontare volatilità dei mercati, cambiamenti climatici e nuove sfide dell’agricoltura. Ne ha parlato la TgR Rai delle Marche in un servizio di Desy D’Addario andato in onda il 29 settembre 2026 nell’edizione delle ore 14:00 e su Buongiorno Regione Marche del giorno seguente.
Diversificazione del reddito agricolo per affrontare le nuove sfide.
Diversificare il reddito agricolo significa ridurre la dipendenza da una singola coltura e distribuire maggiormente i rischi legati ai mercati, ai costi di produzione e alle condizioni climatiche. È una delle sfide dell’agricoltura moderna e riguarda sempre più da vicino anche le aziende agricole delle Marche.

In questo scenario, la cooperazione agricola può diventare uno strumento importante per accompagnare le imprese nella scelta di nuove produzioni e nella costruzione di filiere più strutturate.
Un esempio arriva dalla cooperativa agricola Montesanto di Potenza Picena, nata negli anni Sessanta come cantina sociale e protagonista negli anni di un percorso di progressiva diversificazione delle attività.
«La cooperativa agricola Montesanto è stata fondata nel 1964, ha iniziato l’attività nel ’68 come cantina sociale – racconta il direttore Paolo Berardi – poi nel 1986 abbiamo diversificato l’attività con il settore cerealicolo e forniamo da allora la maggiore azienda pastaria d’Italia. Sette anni fa abbiamo diversificato ulteriormente l’attività con il nocciolo».
Dalla viticoltura ai cereali, fino al nocciolo.
La storia della Montesanto è quindi quella di una cooperativa che nel tempo ha ampliato le proprie attività, cercando nuove opportunità per i propri soci. Una scelta che, secondo Mauro Scattolini, direttore di Confcooperative Marche, nasce anche dalla necessità di reagire alle difficoltà incontrate dal settore vitivinicolo.
«La cooperativa Montesanto con l’introduzione del nocciolo ha diversificato le opportunità per i suoi soci», spiega Scattolini. Il passaggio alla coltivazione del nocciolo non è stato però una semplice sostituzione delle colture. La cooperativa ha costruito un contratto di filiera con una grande industria dolciaria italiana, creando un collegamento diretto tra agricoltori, cooperativa e industria.
La cooperativa svolge un ruolo centrale nello stoccaggio e nella selezione delle nocciole prima della vendita, consentendo di organizzare la produzione e di trasferire una parte del valore aggiunto della filiera agli agricoltori.
Il contratto di filiera riduce i rischi per gli agricoltori
Uno degli aspetti più interessanti del modello è la durata del contratto. Per una coltura come il nocciolo, che richiede diversi anni prima di raggiungere la piena produzione, avere una prospettiva di vendita di lungo periodo può rappresentare un elemento importante nella programmazione dell’investimento. «Il nocciolo comincia a dare i suoi frutti dal quinto-sesto anno per entrare in piena produzione al settimo-ottavo anno», spiega Berardi.
Il contratto di filiera garantisce il ritiro della produzione e permette quindi agli agricoltori di affrontare con maggiore prevedibilità i costi legati alla realizzazione dell’impianto.
Per Mauro Scattolini, proprio la continuità rappresenta uno degli elementi distintivi dell’esperienza Montesanto: un contratto pluriennale, con una durata che arriva a quasi trent’anni, permette agli agricoltori di programmare l’investimento e di ridurre l’esposizione alle oscillazioni del mercato.


Il prezzo delle nocciole tra costi di produzione e mercato
Un altro elemento centrale riguarda la formazione del prezzo riconosciuto all’agricoltore. Il modello adottato dalla filiera prevede una componente legata ai costi di produzione e una componente collegata alle quotazioni di mercato.
«Il 70% è basato sui costi di produzione, il resto è il 30% sulle quotazioni di mercato», conclude Berardi.