Arga Marche | Associazione dei Giornalisti specializzati nell’informazione dei settori agricoltura
alimentazione, ambiente, energie rinnovabili, boschi, foreste, caccia, pesca e territorio.

Cappellone di San Nicola a Tolentino, torna visibile il capolavoro del Trecento

Di Roberto Ceccarelli

Dopo circa dieci anni di chiusura, il Cappellone della Basilica di San Nicola a Tolentino riapre al pubblico. Il restauro post-sisma restituisce leggibilità a uno dei più importanti cicli di affreschi del Trecento nelle Marche.

A Tolentino (MC) torna accessibile uno dei luoghi più significativi della Basilica di San Nicola: il Cappellone di San Nicola, ambiente storico del complesso agostiniano e straordinaria testimonianza della pittura del Trecento nelle Marche. Dopo circa dieci anni di chiusura, la riapertura coincide con la festa del Santo e restituisce a fedeli e visitatori uno spazio nel quale architettura, arte e storia si sono intrecciate per oltre sette secoli.

Il Cappellone occupa il primo grande ambiente dell’ala più antica del convento agostiniano, tra il coro della chiesa e la sacrestia seicentesca, che in origine era la sala del capitolo. Il nome con cui è conosciuto oggi è attestato almeno dal Settecento e richiama San Nicola da Tolentino, nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245 e morto a Tolentino nel 1305.

Gli affreschi del Cappellone di San Nicola

Il cuore artistico dell’ambiente è il grande ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese, realizzato nel terzo decennio del XIV secolo. Secondo le più recenti proposte critiche riportate nel comunicato, il ciclo è attribuito a maestranze riminesi guidate da Pietro da Rimini. Per ampiezza e stato di conservazione, si tratta di uno dei cicli pittorici più importanti dei primi anni del Trecento.

La decorazione occupa tanto la volta a crociera quanto le pareti e segue un articolato programma iconografico. Nei quattro spicchi della volta sono raffigurati gli Evangelisti insieme ai Dottori della Chiesa. Sulle pareti si sviluppano le storie della Vergine e di Cristo, mentre nella fascia inferiore compaiono gli episodi della vita di San Nicola. All’altare è collocata la Crocifissione, che completa il percorso narrativo.

L’organizzazione delle immagini trasforma l’architettura in un vero racconto per immagini: la vita del Santo si inserisce nella storia della Vergine e di Cristo, costruendo una narrazione destinata a essere letta dai fedeli attraverso le scene dipinte.

L’arca e la storia delle reliquie di San Nicola

Al centro del Cappellone si trova l’arca lapidea di San Nicola, sormontata dalla statua policroma del Santo. La sua storia aggiunge un ulteriore capitolo alla complessa stratificazione del luogo.

L’arca fu commissionata nel 1474 dal giureconsulto romano Pietro Millini con l’intenzione di custodire le spoglie di San Nicola. Il corpo del Santo, tuttavia, non venne mai deposto al suo interno. Dopo un tentativo di trafugamento, le reliquie erano state collocate a circa un metro e mezzo di profondità, in uno spazio ricavato tra due antichi muri di pietra. L’arca rimase quindi nel punto corrispondente alla sepoltura originaria.

Il manufatto è attribuito, per il progetto e per una parte della realizzazione, allo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci, mentre la statua di San Nicola è riconducibile stilisticamente alla produzione di Niccolò di Giovanni, nella seconda metà del Quattrocento.

Un luogo di culto e pellegrinaggio

La storia del Cappellone non è soltanto artistica. Dopo la canonizzazione, l’ambiente divenne un importante luogo di culto e meta di pellegrinaggi legati alla tomba di San Nicola. Nel 1462 venne eretto un altare, mentre già nel 1400 Bonifacio IX aveva concesso l’indulgenza plenaria ai visitatori nella domenica successiva alla festa del Santo, il 10 settembre.

È questa continuità tra architettura, immagini e devozione a rendere particolarmente significativa la riapertura: il Cappellone non è soltanto uno spazio monumentale da osservare, ma un ambiente nato e cresciuto intorno alla memoria di San Nicola.

Il restauro dopo il sisma del 2016

La riapertura arriva al termine degli interventi di consolidamento e restauro post-sisma, inseriti nel programma di recupero della Basilica di San Nicola e del convento agostiniano danneggiati dal terremoto del 2016.

Nel Cappellone il cantiere ha riguardato in particolare l’apparato pittorico. Sono stati rimossi gli inserti protettivi temporanei, consolidati alcuni distacchi e recuperata la leggibilità dei colori originali. La copertura non è stata invece interessata dall’intervento.

Il recupero rientra in un progetto complessivo per la Basilica approvato per circa 4,5 milioni di euro, finanziati con i fondi del Sisma 2016. Il cantiere generale è stato avviato nell’aprile 2024. Sono già stati completati gli interventi sulla facciata, sul campanile, sulla copertura e sulla Cappella del Santissimo Sacramento, mentre sono in fase di ultimazione i lavori sull’abside.

La riapertura del Cappellone di San Nicola restituisce così a Tolentino un luogo nel quale sette secoli di storia sono ancora leggibili nella materia dell’architettura e nelle immagini degli affreschi. Un patrimonio che il restauro non ha semplicemente conservato, ma reso nuovamente accessibile e comprensibile.

La cerimonia di riapertura

Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, S.E. Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata e Tolentino, il sottosegretario alla Presidenza della Giunta Silvia Luconi, Padre Massimo Giustozzo, Priore della Comunità Agostiniana di San Nicola, e Padre Gabriele Pedicino, Padre Provinciale degli Agostiniani. È intervenuto in collegamento Guido Castelli, Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016.

A concludere la cerimonia è stata la lectio di Marta Paraventi, docente di Storia dell’Arte Medievale all’Accademia di Belle Arti di Macerata e assessore alla Cultura del Comune di Ancona, dal titolo “Il Medioevo ritrovato. Il Cappellone di San Nicola torna a parlare”.