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Bosco di Marca, 11.470 ettari di foreste certificate PEFC nelle Marche: il ruolo delle comunanze agrarie

di Veronique Angeletti

Gestione forestale sostenibile, certificazione PEFC e valorizzazione delle aree interne: nelle Marche il progetto “Bosco di Marca” mette in rete comunanze agrarie, enti pubblici, cooperative e soggetti impegnati nella gestione del patrimonio boschivo. Un modello che oggi coinvolge 11.470,53 ettari di superficie forestale e che punta a crescere fino a sfiorare i 15mila ettari.

A spiegare obiettivi e prospettive del progetto è Luca Possanzini, sindaco di Mergo e presidente del consorzio di cooperative Marche Verdi, che sottolinea in particolare il ruolo delle comunanze agrarie nella gestione e nella valorizzazione delle foreste marchigiane.

Che cos’è “Bosco di Marca” e perché il progetto considera centrali le comunanze agrarie delle Marche?

«“Bosco di Marca” è una certificazione di gruppo PEFC Italia ed è stata la prima certificazione di questo tipo nella Regione Marche. Oggi rappresenta anche una delle esperienze più estese del Centro Italia, se non la più grande. Il progetto è nato nel dicembre del 2022 e ad oggi interessa una superficie complessiva di 11.470,53 ettari.

Parliamo quindi di un’iniziativa tutt’altro che teorica: è un progetto molto concreto, che dà forma a un modello di gestione forestale sostenibile capace di mettere in relazione territori, competenze e soggetti diversi.

Da una parte ci sono i tecnici che si occupano della pianificazione e della progettazione, dall’altra le maestranze forestali che realizzano materialmente gli interventi, e poi ci sono i gestori delle superfici forestali, cioè enti pubblici e realtà collettive storiche come le comunanze agrarie.

Ed è proprio qui che sta uno degli aspetti più interessanti del progetto: le comunanze agrarie non sono coinvolte come semplici proprietari o soggetti marginali, ma come attori centrali di una filiera di gestione del bosco che punta su continuità, responsabilità e presidio del territorio».

Quante sono le comunanze agrarie coinvolte in “Bosco di Marca”?

«Attualmente le comunanze agrarie coinvolte sono 29: 5 in provincia di Macerata, 19 in provincia di Ascoli Piceno e 5 in provincia di Pesaro Urbino.

È un dato molto significativo, perché ci restituisce immediatamente il peso che queste realtà hanno ancora nel tessuto territoriale delle Marche, in particolare nelle aree interne e montane.

Il loro coinvolgimento all’interno di una certificazione di gruppo così ampia non è soltanto un elemento numerico. Da un lato rafforza la consistenza e la credibilità del progetto, dall’altro restituisce visibilità e riconoscimento a istituzioni collettive che per troppo tempo sono state considerate secondarie, quando invece continuano a svolgere una funzione importante nella gestione del patrimonio forestale e nella cura dei territori».

In che modo le comunanze agrarie possono superare i limiti della gestione forestale nelle Marche?

«Uno dei principali limiti delle Marche, come accade del resto in gran parte del Paese, è la forte frammentazione della proprietà forestale. Questa frammentazione rende più difficile programmare gli interventi, coordinare le attività, investire nel medio-lungo periodo e valorizzare in modo efficace il patrimonio boschivo.

Le comunanze agrarie, per loro natura, possono rappresentare una risposta concreta a questa debolezza strutturale. Proprio perché si fondano su una gestione collettiva e su una continuità storica del rapporto con il territorio, consentono una governance più stabile, strutturata e continuativa rispetto a quella che spesso si registra nella proprietà privata estremamente frazionata.

In questo senso costituiscono un elemento di forte radicamento locale, ma anche uno strumento molto utile per rendere più efficace la pianificazione forestale, la manutenzione, la valorizzazione del bosco e la capacità di trasformare una risorsa diffusa in un patrimonio realmente gestito».

Quali enti e realtà partecipano al progetto Bosco di Marca?

«Il percorso è stato promosso anche da tre demani forestali regionali: Fabriano, Monti Azzurri e Tronto. Il capofila del progetto è SAF Marche, una società pubblico-privata con sede a Fabriano che svolge un ruolo di coordinamento e di impulso molto importante.

Tra gli aderenti figurano inoltre SAF Monti Azzurri, SAF Tronto e l’Azienda Speciale Consortile del Catria.

Si tratta quindi di una rete articolata, nella quale soggetti diversi collaborano attorno a un obiettivo comune: costruire una gestione forestale certificata, riconoscibile e sostenibile.

A breve, con l’ingresso del demanio dell’Unione montana del Catria e Nerone, si aggiungeranno altri 3.000 ettari. Questo porterà la superficie complessiva interessata dal progetto vicino ai 15.000 ettari, confermando una crescita significativa e il consolidarsi di un’esperienza che sta assumendo una dimensione sempre più rilevante nel panorama forestale regionale».

Che cosa certifica realmente questo modello di gestione forestale?

«Questo modello certifica innanzitutto la qualità della gestione forestale. Significa certificare come vengono programmati e realizzati gli interventi selvicolturali, come viene garantita la tracciabilità del materiale legnoso e come si assicura la capacità di monitorare e organizzare nel tempo tutte le attività legate al bosco.

Ma c’è un aspetto ancora più importante, che va oltre il profilo tecnico. Una certificazione di questo tipo riconosce e rende evidente il valore pubblico del bosco.

Il bosco non è solo una risorsa economica o produttiva: è tutela del suolo, regimazione delle acque, conservazione della biodiversità, assorbimento di CO2 e protezione dal dissesto idrogeologico.

Nelle aree interne marchigiane, dove l’equilibrio ambientale è spesso delicato e il presidio umano si è indebolito negli anni, tutto questo assume un’importanza decisiva. Certificare la gestione significa quindi anche riconoscere il ruolo strategico che il bosco svolge per la sicurezza e la qualità del territorio».

Le comunanze agrarie sono ancora un modello attuale?

«Certamente sì. Le comunanze agrarie dimostrano in modo molto chiaro che una forma antica di gestione collettiva può essere ancora oggi non solo attuale, ma anche moderna e strategica, soprattutto se inserita dentro un percorso di sviluppo condiviso e sostenuta dalla collaborazione con UNCEM, le Centrali Cooperative, le Organizzazioni Agricole e la Regione Marche.

Il punto è proprio questo: non si tratta di guardare alle comunanze come a un’eredità storica da conservare soltanto per ragioni identitarie, ma di riconoscerne la funzione concreta nel presente.

Nelle aree interne, dove spopolamento, marginalità e rarefazione dei servizi indeboliscono il presidio del territorio, queste realtà possono diventare un riferimento importante per le politiche forestali, ambientali e territoriali.

“Bosco di Marca” lo dimostra con chiarezza, perché mostra come le comunanze possano entrare da protagoniste in un progetto contemporaneo, innovativo e strutturato, capace di coniugare tradizione, sostenibilità e governo del territorio».

Bosco di Marca e futuro delle foreste marchigiane

Il progetto “Bosco di Marca” si presenta quindi come un esempio di collaborazione tra comunanze agrarie, enti pubblici, soggetti tecnici e operatori forestali, con l’obiettivo di rendere più strutturata e sostenibile la gestione del patrimonio boschivo delle Marche.

La crescita della superficie certificata e il possibile ingresso di nuovi territori indicano inoltre una prospettiva di ulteriore sviluppo per un modello che mette al centro la gestione sostenibile delle foreste, la valorizzazione delle aree interne e il ruolo delle comunità locali nella tutela del territorio.